
Un nostro collega americano sta attualmente vendendo una Les Paul Standard Sunburst del 1960 per la modica cifra di 245.000 dollari, ovvero circa 231.000 euro. No, non è un refuso: è effettivamente il tipo di prezzo a cui di solito si scambiano le famose “burst”. Per chi non ha voglia di vendere casa per scambiarla con una chitarra, Gibson propone le True Historic.

E non è tutto: prima della crisi del 2007, una Les Paul del 1959 poteva tranquillamente cambiare proprietario per mezzo milione di dollari. Le ragioni di questo entusiasmo sono molteplici. Un po’ di storia, innanzitutto: Gibson lancia la Les Paul, la sua prima solidbody, nel 1952. All’epoca questo modello signature del leggendario chitarrista jazz Les Paul era dorato e montava pickup P90. Nel 1957 la Les Paul riceve i nuovi pickup della casa, gli humbucker PAF, ma la finitura Gold Top non scalda più gli animi. Gibson decide allora di cambiare finitura e mostrare le venature dell’acero della tavola presentando la Les Paul Standard sunburst (da cui il soprannome “burst”). Rimarrà in produzione solo tre anni, prima di essere sostituita dalla SG nel 1961. La prima ragione di questa devozione dei collezionisti è dunque la rarità: ne furono realizzati soltanto 1450 esemplari prima dell’interruzione del modello. Altra fonte di fascinazione: gli artisti che hanno costruito un’intera carriera su una burst. Pur non avendo ottenuto il successo sperato alla fine degli anni ’50, i veri appassionati hanno presto capito quanto fossero straordinari strumenti. Eric Clapton ha lanciato la moda usando una ’60 con i Bluesbreakers, Jimmy Page ha forgiato il suono dei Led Zeppelin con due ’59, Keith Richards e Mick Taylor hanno aggiunto “grasso” agli Stones con diverse ’59 (una con Bigsby!), Duane Allman ha scritto le pagine più belle della chitarra slide su una ’59, Billy Gibbons degli ZZ Top giura su Pearly Gates, la sua ’59, pur possedendo una collezione pazzesca, Joe Perry e Brad Whitford guidano gli Aerosmith a colpi di ’59, Slash ha ridato vita al rock degli anni ’90 con una burst, e oggi il bluesman Joe Bonamassa conta nove burst, i gioielli tra la centinaia di chitarre che possiede.

Fiocchi di neve
Le burst affascinano anche perché sono state costruite durante l’età dell’oro di Gibson. Non solo la qualità costruttiva non era ancora stata intaccata dalle grandi quantità richieste (cosa che sarebbe arrivata nel 1965), ma è anche il periodo in cui Gibson ha sviluppato modelli e innovazioni tecniche che avrebbero influenzato i 50 anni successivi. Infine, le burst affascinano perché sono uniche. In origine era disponibile una sola finitura: Cherry Sunburst. Alcune erano un po’ più scure e sono state ribattezzate Tobacco o Dark Burst, e altre sono diventate più chiare perché la vernice rossa era più sensibile agli UV: da qui il famoso Lemon Burst, che in realtà è un Cherry lasciato troppo a lungo al sole. Le minime variazioni di burst sono infinite, senza contare le tavole in acero, tutte uniche, e che sono un ottimo modo per identificare una Les Paul in una foto in bianco e nero di 50 anni fa. Le tavole delle burst sono come le impronte digitali: non ce ne sono due uguali. Si possono fare solo queste generalizzazioni per anno: nel 1958 il manico è molto spesso (come nel 1957) e la tavola è poco fiammata (il celebre “plain top”); nel ’59 il manico è più sottile (un ottimo compromesso) e la tavola ben fiammata; infine nel 1960 la tavola resta fiammata ma il manico è il più sottile dei tre, anche se non è ancora il profilo piatto dello slim taper delle prime SG.
Una storia vera
Le True Historic rappresentano l’approdo di un processo iniziato già negli anni ’80. Nel 1968 Gibson ha rieditato la Les Paul in due versioni meno ricercate della burst: la Gold Top con P90 e la Custom nera, la celebre Black Beauty. Sono poi arrivati la Deluxe (con mini humbucker) e il primo vero tentativo di riedizione di una burst, la Heritage del 1980. La ricerca è proseguita con la creazione del Custom Shop e le famose R8, R9 e R0 (riedizioni del 1958, 1959 e 1960). Ma chi ha avuto la fortuna di tenere in mano una burst originale sa bene che queste riedizioni non ci arrivavano ancora del tutto. Innanzitutto, le burst originali sono spesso molto leggere (meno di 4 chili), i loro manici sono un po’ più sottili delle riedizioni (perché sagomati a mano), la forma della paletta è leggermente diversa e, soprattutto, il suono è più chiaro e squillante rispetto alle riedizioni un po’ scure e impastate. La serie Collector’s Choice, che riproduce esemplari d’epoca ben precisi, ha permesso a Gibson di affinare le proprie tecniche di riproduzione, e le True Historic, apparse all’inizio del 2015, rappresentano finalmente la riedizione che i conoscitori aspettavano.

Artiglieria pesante
Per raggiungere questo traguardo, Gibson non ha badato a spese: la tavola è scolpita due volte, di cui una a mano; il manico è assottigliato e rifinito a mano; la selezione dei legni è impressionante (che aceri!); i pickup sono ariosi e definiti; la forma della paletta è finalmente quella giusta; gli spigoli sono più dolci; la colla è Hot Hide; plastiche e metalli d’epoca sono stati riprodotti con un livello di dettaglio “molecolare”; la vernice nitro e l’impiallacciatura della paletta sono più sottili. Niente male, vero? I modelli sono sei in tutto: la 1956 (Gold Top con P90), la 1957 (Gold Top con humbucker, disponibile anche in versione invecchiata), la 1957 Custom (la Black Beauty), e i tre anni della Standard Sunburst: 1958, 1959 e 1960 (tutte e tre disponibili in versioni invecchiate). Sono ovviamente prodotte in quantità molto limitate e non si trovano ovunque, ma nel nostro showroom Woodbrass Deluxe ne abbiamo una buona decina. Se vuoi metterci le mani sopra, contattaci pure: dlx@woodbrass.com. E se non trovi ciò che cerchi, c’è sempre la possibilità di farti costruire su misura la Gibson dei tuoi sogni presso il Custom Shop…


