Che cosa diventa un grande gruppo senza il suo batterista? Ben poca cosa, a dire il vero. Nel rock in particolare, una musica istintiva in cui il ritmo è re, tutto poggia sulle sue bacchette. Woodbrass vi propone una panoramica dei dieci picchiatori più talentuosi della storia del rock.

È ovvio che una classifica di dieci batteristi ne lascia parecchi fuori, e tra questi molti hanno un talento molto vicino ai nominati. Per questa selezione, abbiamo considerato il criterio della tecnica naturalmente, il suono, la leggenda e soprattutto l’apporto del musicista al gruppo di cui fa parte. Ci siamo limitati al rock puro e duro, quindi non stupitevi di non incrociare giganti come Kruppa o Cobham.
Stewart Copeland

Il batterista dei The Police ha spalancato le porte della batteria rock alla fine degli anni ’70. In un contesto in cui tutti i batteristi inglesi dell’epoca suonavano punk veloce e senza finezze, Copeland ha integrato nel suo playing il feeling del reggae, indicando così la strada a tutta la generazione successiva. E questo non gli ha impedito di essere aggressivo, potente e super energico, ma sempre con finezza e inventiva.
strumentazione: Tama, Paiste
da ascoltare assolutamente: The Police – Walking On The Moon
Ringo Starr

Sarebbe facile considerare Ringo solo come un batterista elementare e senza groove, e spesso lo si presenta come il meno dotato dei Beatles. Se è vero che la sua carriera da cantante non ha avuto lo stesso peso di quella di McCartney, ha comunque inciso parti di batteria tra le più leggendarie: sempre originali e spesso immediatamente riconoscibili (pensate al rullato di Come Together!). E cosa sarebbero gli album dei Beatles senza quel groove ben piazzato, quasi pigro? Del resto, se Lennon ha chiesto a Ringo di suonare nei suoi album solisti quando avrebbe potuto assumere qualunque batterista, un motivo ci sarà…
strumentazione: Ludwig
da ascoltare assolutamente: The Beatles – A Day In The Life
Phil Rudd

Phil Rudd è un po’ il Ringo Starr degli anni ’70: i batteristi gli rimproverano la scarsa tecnica e si finisce quasi per dimenticare che l’edificio AC/DC poggia interamente sulle sue spalle. Rimane discreto, non si concede rullate improbabili e non ha mai fatto assoli sul palco. In compenso, nessun batterista fa girare il groove con la stessa solidità all’interno di un gruppo in cui il groove è in primo piano. Tra l’altro, i dieci anni in cui Phil non ha fatto parte della band hanno prodotto gli album meno interessanti degli AC/DC.
strumentazione: Sonor, Paiste
da ascoltare assolutamente: AC/DC – Night Prowler
Ginger Baker

Baker era già un batterista affermato nell’ambiente jazz/blues londinese degli anni ’60 quando si unì al trio Cream con Eric Clapton e Jack Bruce. Ma è davvero all’interno di questo supergruppo che colpì tutti i batteristi dell’epoca con un drumming virtuoso e una tecnica irreprensibile. È stato il primo a usare due grancasse, e in questo senso tutti i batteristi metal di oggi gli devono qualcosa! Ha inoltre integrato nel suo stile influenze africane, rendendolo uno dei più ricchi del rock.
strumentazione: Ludwig, Zildjian
da ascoltare assolutamente: Cream – Toad
Dave Lombardo

Pochi batteristi metal sono riusciti a coniugare così tanto violenza pura, tecnica e groove. Nei Slayer, Dave Lombardo ha sempre fatto da giocoliere tra queste tre qualità. Ha l’aggressività che richiede il thrash dalle tinte punk del gruppo, una tecnica che gli permette rullate da riascoltare cinque volte per capirle bene mantenendo la doppia cassa sullo sfondo, ma sa anche dare un lato quasi danzereccio ai brani ternari della band (Piece By Piece, per esempio). Il suo talento non si limita agli Slayer: ha suonato parti splendide anche con Fantômas, Testament e Grip Inc.
strumentazione: Tama, Paiste
da ascoltare assolutamente: Slayer – Angel Of Death
Nicko McBrain

La prima cosa che viene in mente quando si parla di Nicko McBrain è l’enorme suono che ottiene: pochi batteristi raggiungono tale spessore mantenendo un attacco brillante e rapido. Dal punto di vista tecnico è impressionante e ha inventato molte figure “obbligatorie” dell’heavy metal, in particolare il ritmo al galoppo che si ritrova in tanti brani degli Iron Maiden.
strumentazione: Premier, Paiste
da ascoltare assolutamente: Iron Maiden – Run To The Hills (live su “Live After Death”)
Neil Peart

Vi piace Mike Portnoy (ex Dream Theater)? Allora amerete Neil Peart! Semplice: è un Mike Portnoy ancora più efficace, e il newyorchese ha preso in prestito molte frasi dal canadese, oltre al gusto per i kit smisurati… In 40 anni di carriera con il trio prog Rush, ha imposto il suo approccio al rock in metri asimmetrici, tra complicazione estrema (senza però affogare il discorso musicale) e sostegno binario bello tosto (Tom Sawyer, per esempio).
strumentazione: DW, Sabian
da ascoltare assolutamente: Rush – YYZ
Keith Moon

La storia del rock ha trattenuto di Keith Moon tanto il gusto per gli eccessi d’ogni tipo quanto l’abitudine di affondare auto di lusso nelle piscine. Ma merita ampiamente il podio tra i più grandi batteristi di tutti i tempi. “Moon the Loon” è altrettanto estremo dietro il kit, con un attacco spietato (ottenne il posto negli Who sfondando la grancassa del precedente batterista, che evidentemente picchiava meno forte) e rullate loquaci, sempre in fase con il fraseggio del cantante Roger Daltrey. E questo senza contare le esplosioni del kit con la dinamite.
strumentazione: Premier, Zildjian
da ascoltare assolutamente: The Who – Won’t Get Fooled Again
Dave Grohl

No, non tutti i batteristi di questa classifica hanno vissuto il loro momento d’oro nel 1965! Dave Grohl è apparso agli occhi del grande pubblico nei Nirvana negli anni ’90, come una versione umana di Animal dei Muppet. La costante in Grohl, oltre alla potenza, al suono enorme e alla tecnica pulitissima, è il piacere evidente con cui pesta le pelli senza complimenti. Al punto che coglie ogni occasione per accompagnare altre band, come Queens Of The Stone Age, Nine Inch Nails o Tenacious D. Verrebbe quasi da dimenticare che è il cantante e chitarrista di uno dei gruppi rock più giganteschi dell’universo, i Foo Fighters.
strumentazione: DW, Zildjian
da ascoltare assolutamente: Queens Of The Stone Age – No One Knows
John Bonham

Se ne dovesse restare uno solo, Bonham sarebbe quello! Il batterista più campionato e più copiato di tutta la storia del rock, e per ottime ragioni: ogni sua nota attinge a una forza tranquilla che ha proiettato i Led Zeppelin nel pantheon dei gruppi rock più pesanti ed elettrici. È capace di partire per la tangente mantenendo un controllo perfetto (Since I’ve Been Loving You nelle BBC Sessions), sa accontentarsi di tre colpi se è ciò che la canzone richiede (l’incredibile intro di When The Levee Breaks), ha firmato il solo di batteria definitivo (Moby Dick) e talvolta suonava persino con quattro bacchette (Four Sticks)! Nessuno a oggi ha sostituito Bonham, e rischiamo di aspettare ancora anni il suo successore.
strumentazione: Ludwig, Paiste
da ascoltare assolutamente: Led Zeppelin – When The Levee Breaks

